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'Pietre d'inciampo': per una memoria quotidiana della Shoah in Brianza





COMUNICATO STAMPA N. 4


Cesano Maderno,  17  gennaio 2019


  

Le Pietre d'inciampo ricordano la persona: il nome, l'anno di nascita, il giorno ed il luogo della deportazione, la data della morte di uno dei deportati nei campi di sterminio. In Europa ne sono state installate oltre 70.000, in oltre 2000 località. La prima a Colonia, in Germania, nel 1992.

Si tratta di un piccolo cubo di pietra delle dimensioni di un sampietrino di 10 cm ricoperto su una faccia da una lamina di ottone lucente che riportata impressi i dati della persona deportata; in tedesco Stolpersteine.

E' questa l'iniziativa creata dall'artista Gunter Demnig quale reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.

L'inciampo non è fisico, ma visivo e mentale. Costringe chi passa ad interrogarsi sul significato del sampietrino, a ricordare quanto accaduto. In Italia, le prime "Pietre d'Inciampo" furono posate a Roma nel 2010 ed attualmente se ne trovano in varie città tra cui Bolzano, Brescia, Genova, Livorno, Milano, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia.

Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig, che posa personalmente tutte le "Pietre d'Inciampo", ha fatto proprio un passo del Talmud: «Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome».

  

Le Pietre d'inciampo: il significato -  Stolpersteine nasce da un'idea dell'artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l'oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni nazifasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. L'episodio decisivo avviene a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1.000 sinti della città renana, in occasione dell'installazione di un'opera scultorea per ricordarne la persecuzione. Da quel momento Demnig si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d'Europa, attraverso l'installazione di "Pietre d'Inciampo.


  

Le Pietre d'inciampo: il programma -  Sabato 26 gennaio 2019 le "Pietre d'Inciampo" saranno posate anche nel cuore della Brianza, per la precisione a Cesano Maderno, Lissone e Seregno. A Cesano Maderno, alle ore 10.00 sarà onorata la memoria di Arturo Martinelli e la "Pietra d'inciampo" sarà posta in Piazza Arese. A Lissone, alle ore 14.00, i riflettori si accenderanno su Mario Bettega e la Pietra d'inciampo sarà sistemata davanti allo Stadio Comunale Brugola in Via Dante Alighieri, 30. A Seregno, alle 15.30 le "Pietre d'inciampo" saranno installate alla Ca' Bianca di via Trabattoni, 83 e dedicate ai componenti della famiglia Gani: Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani ed Alberto Gani.


Le Pietre d'inciampo in Brianza: il Comitato -  Le "Pietre d'inciampo" in Brianza aranno posate per iniziativa del Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza, il cui scopo è quello di  portare a conoscenza, diffondere e realizzare una memoria diffusa dei cittadini della nostra provincia deportati nei campi di concentramento e sterminio nazisti.

Soci fondatori del Comitato sono le Amministrazioni Comunali di Cesano Maderno, Lissone e Seregno; ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) Monza/Sesto San Giovanni, l'ANPI provinciale e l'Associazione Senza Confini, promotore dell'iniziativa.

Possono aderire al Comitato tutti i Comuni della provincia di Monza e della Brianza, le associazioni, le scuole ed i singoli individui.

Verrà affiancato dal Comitato Scientifico, rappresentato da associazioni e da singoli individui, che per affinità con le tematiche rappresentate, siano intenzionati a dare valore e supporto alle iniziative.

Potrà inoltre valersi di esperti e di persone e/o associazioni particolarmente sensibili al tema della memoria, delle deportazioni e dei Giusti della Shoah.

 Il Comitato, allo scopo di rafforzare una memoria comune delle persecuzioni nazifasciste, si impegna a scegliere i nominativi delle "Pietre" sulla base di criteri paritari tra tutti i vari tipi di deportazione e si impegna a proporre annualmente almeno un nominativo.

Il presidente è Milena Bracesco, nominata all'unanimità durante l'assemblea costituente svoltasi a Seregno il 14 gennaio 2019, con vice Fabio Lopez e segretaria Roberta Miotto (Associazione Senza confini di Seveso).

L'attività ha il patrocinio della Provincia di Monza e della Brianza.


Il manifesto di questa prima edizione è stato progettato e disegnato dall'IIS Ettore Majorana di Cesano Maderno ed il nominativo inciso sul sanpietrino è quello del padre della senatrice a vita Liliana Segre, scelto come simbolo di tutti i deportati italiani.


  


  

  

Le Pietre d'inciampo in Brianza: le dediche

  

Arturo Martinelli, nato l'1 settembre 1916 a Milano. Nel 1933 si trasferisce a Cesano Maderno dove il padre lavorava all'ACNA. Fu uno dei primi e più attivi collaboratori di Leopoldo Gasparotto, comandante partigiano delle Brigate Giustizia e Libertà della Lombardia. Arrestato alla fine del 1943 per la sua attività politica nell'ambito del Partito d'Azione, a San Vittore ebbe la matricola 546. Fu trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944, con la matricola 235, e sistemato nella baracca 18, ancora oggi esistente. Nel campo modenese svolse il compito di "intendente del magazzino". Sua madre, Ester Adami, lo raggiunse al campo di prigionia per cercare di vederlo, rischiando di essere fucilata dopo che ebbe varcato il reticolato. Arturo Martinelli è uno dei martiri di Cibeno, dal nome della località vicino a Carpi, presso il cui poligono di tiro furono uccisi sommariamente 67 internati del campo. Degli internati fucilati il 12 luglio 1944 circa la metà erano lombardi e di questi, otto erano stati arrestati per la loro partecipazione alla Resistenza in Brianza. Il corpo di Martinelli, contrassegnato all'esumazione con il numero 21, fu riconosciuto dal padre Emilio. È sepolto nel cimitero Maggiore Musocco di Milano, campo 64, detto "della Gloria", lapide 189. La città di Cesano Maderno gli ha intitolato una via nella zona dove sorgeva il villaggio operaio dell'ACNA.


Mario Bettega, nato il 16 agosto 1918 a Lissone. Era un pilastro della squadra locale di calcio, la Pro Lissone. Lavorava in fabbrica alla Breda di Sesto San Giovanni. L'ambiente operaio favorì la sua decisione di sostenere la Resistenza, in particolare quella nascente in Brianza. Si dimostrò prezioso, asportando materiali dal suo reparto utili nella costruzione di piccoli ordigni esplosivi, confezionati in scatole di carne conservate vuote, che arrivavano dalla Montana, nota fabbrica a Lissone. Era insofferente al dispotismo ed alla prepotenza fascista e questo atteggiamento gli costò l'arresto. Tre uomini irruppero in casa sua il 23 febbraio 1944 e lo arrestarono, portandolo in Villa Reale a Monza per i primi interrogatori. Fu poi trasferito a San Vittore. Il 27 aprile 1944 fu trasferito nel campo di Fossoli ed il 21 luglio fu spostato nel campo di Bolzano. Venne deportato il 5 agosto a Mauthausen, con la matricola 82281. Trasferito in un primo momento a Gusen, fu poi rimandato a Mauthausen, dove morì il 19 marzo 1945 in una delle dieci baracche del sanitatslager, l'infermeria del campo, a causa della fame e dei maltrattamenti subiti.


La famiglia Gani, composta da Giuseppe Gani, classe 1895, sua moglie Speranza Zaccar, classe 1900, e dai loro figli Regina Gani, classe 1926, Ester Gani, classe 1928 ed Alberto Gani, classe 1934. Residenti a Milano e perseguitati per la loro origine ebraica, nel 1943 i coniugi Gani scelsero di riparare a Seregno, benché Giuseppe continuasse a fare la spola con il capoluogo per questioni professionali. I figli furono inizialmente ospitati dalla famiglia Mazza, nei locali sopra l'omonima trancia. Seguì quindi il trasloco alla Ca' Bianca, considerato un luogo più sicuro, dove la famiglia fu accolta nella casa di Luigi Casati. Nell'agosto del 1944 i fascisti irruppero nell'abitazione e catturarono Speranza Zaccar con i figli, mentre Giuseppe Gani, dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce grazie ad una segnalazione, venne alla fine individuato in zona Dosso, al confine con Albiate. I Gani furono quindi rinchiusi prima a Monza e poi nel carcere milanese di San Vittore, per approdare infine al campo di raccolta di Bolzano Gries, che aveva sostituito quello di Fossoli. Il 28 ottobre 1944 venne registrato il loro arrivo ad Auschwitz. Qui Giuseppe ed Alberto Gani e Speranza Zaccar furono immediatamente gassati, mentre Regina ed Ester Gani superarono la selezione e furono avviate al lavoro come schiave. Destinate poi al lager di Bergen Belsen, di loro non si seppe più nulla a partire dall'11 febbraio 1945.


Le Pietre d'inciampo in Brianza: il programma completo

  


20 gennaio ore 10.00 Solaro - Centro Parco Polveriera Via della Polveriera, 2

"I ricordi non possono aspettare"

La memoria non dura un giorno - Celebrazione del Giorno della Memoria

Spettacolo itinerante in ricordo della deportazione. 

Presentazione del "Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza"  a cura di Roberta Miotto, Associazione Senza confini.


23 gennaio ore 9.00 Cesano Maderno  - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo

"Percorso Vincenzo Pappalettera", per le scuole cesanesi


23/24 gennaio ore 9.15 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°

proiezioni scolastiche con il film "Un sacchetto di biglie", di Christian Duguay


25 gennaio ore 9.10 Seregno -  Auditorium piazza Risorgimento, 36

proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro


25 gennaio ore 21.00 Seregno - Biblioteca Civica Ettore Pozzoli p.za Mons. Gandini 9

"Giobbe. storia di un uomo semplice",  monologo di Roberto Anglisani dal romanzo di Joseph Roth.  A cura di Teatro d'Aosta


26 gennaio ore 8.30 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°

proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro


26 gennaio ore 11.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà

"Il sonno della ragione" mostra fotografica e documentaristica  a cura del Centro Culturale Fotografico Club F64. Immagini di Antonio Riva, coordinamento di Danilo Arosio.


26 gennaio ore 11.30 Lissone - Palazzo Terragni piazza Libertà

"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale rivolto ai ragazzi delle classi quinte - L.S. Enriques Lissone. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile


26 gennaio ore 15.00 Cesano Maderno - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo

"Storie per la Giornata della Memoria." Letture sulla Shoah per bambini a cura di Amici Biblioteca e ANPI Cesano Maderno. Partecipazione libera con prenotazione.


dal 26 gennaio ore 11.30 al 25 Aprile Cesano Maderno - Auditorium Disarò p.za Mons. Arrigoni

Mostra "Una valigia per Clara, una cesanese ad Auschwitz". La  storia della Shoah italiana raccontata attraverso le vicende di Clara Levi, giovane ebrea nata a Cesano, e della sua famiglia.

A cura degli studenti degli istituti Majorana e Versari di Cesano Maderno


dal 26 gennaio al 3 febbraio ore 17.00 Seregno - Museo Vignoli V. Santino de Nova

Mostra "Indifferenza". Importante è tornare a credere che sia possibile fare la differenza

del gruppo Giovani Pittori Crescono, a cura dell'Istituto Levi di Seregno.


27 gennaio ore 16.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà

"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale aperto alla cittadinanza. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile.


Lunedì 28/29/30 gennaio ore 9.30 Seregno - Auditorium piazza Risorgimento, 36

"La notte", lettura scenica per le scuole del regista e attore Christian Poggioni , dal romanzo di Elie Wiesel a cura del Liceo Parini di Seregno


3 febbraio ore 17.00 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo

"Shoah: le donne", conferenza di Marina Napoletano

Interventi musicali a cura dell'Associazione Pro Musica.


23 febbraio ore 21 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo via Borromeo

"Antisemitismo, quando è cominciato", con Marta Villa, docente di antropologia culturale Università degli Studi di Trento e Università della Svizzera Italiana. 


La cerimonia posa delle Pietre d'inciampo, sabato 26 gennaio

(in collaborazione con l'Associazione Senza Confini di Seveso)


ore 10.00 a Cesano Maderno, presso il Palazzo Comunale di piazza Arese, 12

Pietra d'inciampo dedicata ad Arturo Martinelli, (1916-1944), deportato e assassinato a Fossoli il 12.07.1944. Presentazione a cura degli studenti della Scuola Media Salvo D'Acquisto


ore 14.00 a Lissone, presso lo Stadio Comunale Brugola Via Dante Alighieri, 30

Pietra d'Inciampo dedicata a Mario Bettega, (1918-1945), lissonese deportato e assassinato nel Campo di sterminio di Mauthausen il 19.03.1945.


ore 15.30 a Seregno, presso Ca' Bianca via Trabattoni,83

Pietra d'inciampo dedicata alla famiglia Gani, Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani, Alberto Gani (1944/1945) sfollati da Milano a Seregno, deportati e assassinati ad Auschwitz e Bergen Belsen. Assolo di violino dal film "Schindler's list" di Valentina Villa



  

  

Le Pietre d'inciampo in Brianza: le parole dei tre Sindaci

  


Cesano Maderno - Maurilio Longhin - Inciampare per non dimenticare e per restituire un nome ai deportati.

"A Cesano questa prima Pietra è dedicata ad Arturo Martinelli, giovane cesanese fucilato nel luglio 1944 nel campo di Fossoli.

La Pietra verrà collocata all'ingresso del Comune e che ogni cittadino ha occasione di attraversare, simbolicamente la casa di tutti noi, perché chiunque sappia, ricordi e sia consapevole che tutto ciò che oggi abbiamo, ovvero la libertà, la pace, la democrazia  non sono frutto del caso e non sono per niente scontate.

Scegliere di ricordare è un impegno cui non possiamo sottrarci"

  

Lissone - Concettina Monguzzi - "A Lissone, la Pietra d'inciampo sarà collocata in un luogo di forte passaggio, nei pressi del cancello della Pro Lissone, varcato ogni giorno da ragazzi e adulti. Questa pietra, una volta posata, ricorderà Mario Bettega, ex calciatore della Pro Lissone Calcio, antifascista e impegnato nella Resistenza. Una pietra che colpirà per il suo aspetto metallico e che ci ricorderà l'importanza della memoria. E, nel ricordare, abbiamo una responsabilità personale: fare scelte con coscienza".


Seregno - Alberto Rossi - "Partecipando alla Rete della Legalità di Seregno, ero rimasto affascinato dalla possibilità di portare questo progetto in Brianza, e promuoverlo nella nostra città è stato davvero uno dei primissimi gesti da sindaco, pochi giorni dopo l'elezione.

Queste pietre rappresentano valori e testimonianza. Posizionarle sulle strade che calpestiamo mostra come ci possa essere una corrispondenza forte, e non una contrapposizione, che si richiama a valori universali, facendo memoria di quando questi sono stati calpestati, perché c'è un gran bisogno di moniti fisici, concreti, perenni  a che quanto accaduto non succeda più".